Cosa c’entra Microsoft con la tipografia? Perché l’IT è stato determinante per il type design e per le nostre abitudini di scrittura e lettura? Forse non tutti lo sanno ma dietro al design dei caratteri c’è molta, molta informatica.

Li utilizziamo ogni giorno ma quanto sappiamo davvero di loro? Stiamo parlando dei font e dei caratteri che quotidianamente digitiamo sulle nostre tastiere.

Eppure dietro alla scrittura digitale esiste un mondo complesso che ha origini molto antiche e nel quale i grandi colossi dell’informatica hanno svolto un ruolo essenziale.

Cos’è la tipografia? Quando è nata e qual è il ruolo dell’IT in quest’epoca di rivoluzione digitale di cui fa parte anche type design?
In questo articolo potrete leggere qualche spunto interessante sulla storia dei caratteri mobili e su quello che è oggi questa disciplina.

 

Tipografia: le origini della stampa moderna

La nascita della tipografia si fa risalire in Germania attorno alla metà del XVI secolo. Nonostante la stampa a caratteri mobili non fosse una novità, è proprio nell’officina di Johann Gutenberg che viene stampato il primo libro con questa tecnica.
Perché si chiama tipografia? Il nome deriva dai tipi, i piccoli prismi sui quali vengono incise le lettere al rovescio e che vengono poi allineati per formare le matrici, ossia le pagine intere con il testo da stampare. A questo punto sulla matrice viene steso l’inchiostro, posizionato il foglio e, grazie un torchio, impressa la pagina.

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È questa la prima vera rivoluzione: la possibilità di stampare in serie (ricordiamoci che gli unici che producevano libri erano i monaci amanuensi che avendo molto tempo libero si dedicavano alla copiatura a mano).

La stampa a caratteri mobili si diffonde presto in tutta Europa. Ma c’è una città che ne diventa ufficialmente la capitale: Venezia. Nella città lagunare avviene infatti una seconda grande rivoluzione: qui nascono i primi libri tascabili e viene inventato il corsivo (che infatti in tutto il mondo, fuorché da noi, viene chiamato italic).

Lo stile dei primi caratteri imitava molto quello dei grandi volumi dei monasteri. La proporzione e la geometria che caratterizza i font più attuali si deve alla città di Parma, dove nel XVIII viene realizzato un carattere che conosciamo molto bene: il Bodoni (dal nome del suo inventore Giambattista Bodoni).

Nel corso dei secoli vengono sviluppate numerose tecnologie che permettono di velocizzare il processo di stampa, prime fra tutte la Linotype e la Monotype.

Un’altra tappa essenziale nella storia della tipografia è rappresentata dall’invenzione della stampa a quattro colori, detta quadricromia (CMYK) da parte di Auguste Hippolyte Marinoni.

 

La tipografia nell’era informatica

Font, fonderia e incisioni: gli elementi essenziali della tipografia delle origini.
Ma oggi, con l’avvento dei software e nuovi strumenti tecnologici di progettazione, cosa cambia?

Perché e come Apple, Microsoft, IBM e altri grandi colossi dell’informatica hanno definito le nostre abitudini scrittura e lettura?
Sono gli anni Ottanta, decennio pulsante per l’IT, a definire le nuove regole di progettazione dei caratteri.

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In un’epoca digitale le aziende di hardware e software si trovano infatti a prendere il controllo del design dei caratteri, prime fra tutte Adobe, oggi identificata come un’istituzione nella diffusione della cultura tipografica, e Beatstream, la prima azienda che si è concentrata esclusivamente sui caratteri digitali.

Microsoft inizia a creare software che richiedono i caratteri. Uno di questi progetti è proprio Windows, che necessita di caratteri bitmap per l’interfaccia utente. L’azienda lavora inizialmente con Bitstream fino a rilasciare, con il lancio di Windows 3.1, il primo gruppo di caratteri “Systems Type and Text” (STAT), in seguito il gruppo è stato rinominato Windows Accessory Group (WAG).

Il gruppo dei font di Microsoft si è poi evoluto: vengono creati caratteri ad hoc per Office, Windows CE, giochi e altri prodotti.
Dalla collaborazione con i più importanti type designer, come Vincent Connare, nascono il Trebuchet e il Comic Sans.

Nel 1997 Microsoft Typography diviene parte del team di Windows International e, circa un anno dopo, metà della squadra viene scorporata per formare il gruppo ClearType, che successivamente diviene il team di Advanced Reading Technologies (ART).

Attualmente il core team è composto da cinque program manager, che lavorano con una vasta gamma di fornitori su una varietà di progetti di produzione di font e che gestiscono anche il sito Web Microsoft Typography, le specifiche OpenType e la relazione di Microsoft con la comunità di progettazione font. Accanto al team si trova il gruppo Font Technology, un team responsabile per i motori di shaping di script complessi e i nuovi servizi di gestione dei font in Windows.

 

La figura del type designer

Cosa significa, nel XX secolo, disegnare un font? (A proposito, si dice il font o la font?).

L’accessibilità agli strumenti, in un’era digital, diventa più facile e i costi di produzione si riducono drasticamente.

Prolificano così, fine degli anni Ottanta, le fonderie indipendenti, dove quello del designer di caratteri diventa un ruolo professionale riconosciuto e definito.

I giovani grafici possono pubblicare i loro caratteri sulla piattaforma FontFont e sempre più aziende si accorgono dell’importanza di customizzare un carattere per renderlo ambasciatore della propria comunicazione.

La tipografia inizia così a concentrarsi su un unico aspetto, quello della progettazione, e su un’unica figura, quella del type designer.

E si diffonde il modello Apple dell’interfaccia WYSIWYG, acronimo di “What You See Is What You Get” (“Quello che vedi è quello che è”) nonché il concetto di desktop publishing.

Cosa cambia nella progettazione? Innanzitutto la possibilità di disegnare molteplici varianti dello stesso carattere partendo da soli due disegni.

Disegnare un carattere diventa pop: siamo dinnanzi a una vera e propria democratizzazione del type design, che è sfociata di recente nel fenomeno dell’Open Source promosso da Google.

 

L’importanza del font nella vita quotidiana

Vi siete mai accorti che a volte la lettura è più scorrevole? Merito del font.
Ogni carattere ha un suo carattere: con il font giusto un report diventa più leggibile, una presentazione più accattivante, una comunicazione più chiara, un logo più efficace.

In una società attenta alla comunicazione, il font diviene un elemento essenziale nel quotidiano come nel business.
Le aziende più grandi lo sanno bene quanto il font sia determinante per la brand identity: il font, già da solo, comunica.

Qualche esempio? Ikea ha abbandonato il Futura a favore del Verdana e Topolino, lo scorso aprile, ha scelto di cambiare il proprio font storico e utilizzare Easyreading, per favorire e velocizzare l’apprendimento e la lettura da parte dei dislessici.

E pensate anche alle meme a cui ogni giorno mettiamo il like Facebook e Instagram: avete mai notato che sono tutte realizzate con lo stesso font? Si tratta di Impact, un font creato nel 1963 che è stato adottato ufficialmente dagli autori delle tipiche vignette in quanto estremamente leggibile, anche su sfondi particolari. È uno degli 11 font che Microsoft ha scelto per il web.

 

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Quindi, d’ora in avanti, provate a farci caso: quando una lettura vi disturba molto probabilmente è colpa del font sbagliato!

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